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L' ETNA

L’Etna è un sito iconico che comprende 19,237 di  ettari disabitati sulla parte più alta ed è situato sulla costa orientale della Sicilia. Il Monte Etna è la montagna più alta dell’isola del Mediterraneo ed è lo stratovulcano più attivo del mondo. La storia eruttiva del vulcano può essere fatta risalire 500.000 anni e abbiamo documentazioni di questa attività da almeno 2700 anni.

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L’attività eruttiva quasi continua del Monte Etna continua a influenzare vulcanologia, geofisica ed altre discipline scientifiche della Terra. Il vulcano supporta anche importanti ecosistemi terrestri compresi flora e fauna endemiche ed è un laboratorio naturale per lo studio dei processi ecologici e biologici. La gamma varia e accessibile di caratteristiche vulcaniche come i crateri sommitali, coni di cenere, colate di lava e la depressione Valle de Bove hanno reso il sito una destinazione privilegiata per la ricerca e l’istruzione.

IL CLIMA
ll clima siciliano e la fertilità del terreno vulcanico hanno un’importanza fondamentale per la qualità dei prodotti tipici etnei. Tra i tanti, in primo piano il vino, il miele, le mele, l’olio, le castagne, il pistacchio, i funghi, le mandorle e le nocciole, gli ortaggi. La produzione del vino si avvale di particolari vitigni coltivati sui terreni vulcanici alle pendici dell’Etna, che donano alle uve locali caratteristiche organolettiche pregevoli e uniche. Proprio queste qualità hanno consentito l’attribuzione del marchio DOC al vino dell’Etna.
La qualità del terreno dei vigneti etnei è strettamente legata alla loro origine vulcanica, ed è formata dallo sgretolamento di lave di composizione ed età diverse e da materiali eruttivi quali lapilli, ceneri e sabbie. La straordinaria ricchezza di minerali dei terreni vulcanici etnei è alla base della grande sapidità e tipicità dei vini che qui si producono. Come la morfologia del terreno anche il clima fa dell’area dell’Etna e’ un territorio a se stante rispetto al resto della Sicilia.
IL NERELLO MASCALESE
Storicamente, la diffusione del Nerello Mascalese nella provincia etnea risale al 1543, anno in cui Carlo V concesse al vescovo Caracciolo la “promozione” della piana di Mascali a contea. Il prelato offrì queste terre in enfiteusi ai viticoltori contribuendo alla diffusione della varietà d’uva locale e della viticoltura in generale. Le prime notizie scritte sul vitigno si hanno invece nel 1760, nell’opera del Sestini Memorie sui vini siciliani.
Ma è solo in epoca romana che il Nerello Mascalese comincia a diffondersi alle pendici dell’Etna, diventando un’interessante alternativa al famoso Falerno. Qui metterà definitivamente radici nel territorio della piana di Mascali, una ristretta zona agricola tra il mare e l’Etna, in provincia di Catania, da cui il nome Mascalese, e nel territorio di Randazzo e Castiglione di Sicilia.
L’Etna accoglierà quindi il Nerello Mascalese per secoli, con i suoi terreni vulcanici al limite dell’impossibile, tra i 350 e i 1100 metri sul livello del mare, che offriranno le condizioni pedoclimatiche più adatte per la sua coltivazione. Nel 1968 il Nerello Mascalese diventa la base per la denominazione DOC dell’Etna Rosso, di cui rappresenta almeno l’80%, mentre il restante 20% è dato dal vitigno Nerello Cappuccio. Il Nerello Mascalese viene quindi consacrato definitivamente nel panorama vinicolo internazionale come vitigno autoctono e, in alcuni casi, estremo dell’Etna.
Altro elemento caratterizzante è la sua maturazione tardiva, che solitamente avviene tra la seconda e la terza settimana di ottobre. Le uve vengono vinificate in rosso con una lunga macerazione delle bucce che permette di realizzare importanti vini rossi da invecchiamento. il Nerello Mascalese dà un vino di colore scarico, essendo completamente privo di antociani acilati.
La gradazione alcolica è importante, come la struttura, l’acidità e la complessità. Per quanto riguarda l’aroma, il Nerello Mascalese è caratterizzato da una complessa varietà di profumi che vanno dai profumi dei frutti a bacca rossa alle note tipiche del moscato (terpeniche), a quelle di tabacco.
IL NERELLO CAPPUCCIO
Il Nerello Cappuccio, o Nerello Mantellato, deve il suo nome alla alquanto bizzarra conformazione delle sue foglie, le quali, come un mantello, sembrano avvolgere i propri grappoli, come per proteggerli dalle mistiche intemperie dell’Etna. Pur non essendo pervenuti documenti che ne accertano l’esatta origine, con ogni probabilità questo vitigno trova la sua antica collocazione diverse centinaia di anni fa nella piana di Catania.
Questo vitigno, che rischiava l’estinzione, e’ stato salvato da viticoltori intrepidi e coraggiosi che hanno deciso di riprendere a coltivarlo nelle antiche zone collocate tra i 350 e i 900metri sul livello del mare del versante orientale del vulcano Etna.
Il vitigno ha una produttività mediamente costante, con un tempo di germogliamento generalmente collocabile a marzo, per arrivare a un tempo di maturazione e raccolta nella seconda metà di ottobre.
Per quanto riguarda l’aroma, il Nerello Cappuccio troviamo note più delicate e sinuose come l’estratto di legno e scintille di vaniglia, che impreziosiscono anche al palato l’Etna Rosso D.O.C. e sono chiaramente percepibili se degustate in purezza. Il Nerello Cappuccio rientra per il 20% nella costituzione dell’Etna Rosso D.O.C. e ci dona dei vini rossi superbi, con caratteristiche di forte tipicità. Se si aggiunge la restante percentuale di Nerello Mascalese, siamo di fronte ad eccellenti esempi particolarmente adatti all’invecchiamento.
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ETNA ROSSO DOC 2014
Prodotto ad alta quota sulle pendici del vulcano Etna con uve autoctone Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio. Questo vino di grande complessita’ aromatica racconta il territorio con eleganza e fascino.
IL CARRICANTE
Il Carricante è un antico vitigno a bacca bianca da sempre coltivato sulle pendici del vulcano, soprattutto alle altitudini più alte, dove, a volte, il Nerello Mascalese fatica a completare la sua maturazione. Il suo nome deriva dall’espressione siciliana “u carricanti”, che sottolinea l’abbondante produzione delle sue piante, capaci di riempire i carri d’uva. È tradizionalmente coltivato su suoli di sabbie vulcaniche ricche di minerali. Il suo terroir d’elezione è lo splendido paesaggio del versante orientale dell’Etna, che dalla sommità del vulcano scende verso il mare.
Il clima fresco e le notevoli escursioni termiche tra il giorno e la notte, contribuiscono a donare alle uve profumi e aromi intensi. Il carricante è un vitigno generoso, tende a una produzione molto abbondante, che va contenuta con severe potature e controllo del numero delle gemme, per ottenere uve di qualità e con buona concentrazione aromatica. Questo vitigno entra nella costituzione dell’Etna Bianco
Il Carricante produce, vini poco colorati e non dotati di grandi gradazioni alcoliche. I colori in purezza sono quindi tenui e verdolini, è elegante, con delicati profumi di zagara e fresche note di frutta bianca, mela, agrumi e nuances di anice. Equilibrato, con una bella sapidità e un tipico gradevole nerbo acido al gusto che gli conferisce struttura e longevità. Queste caratteristiche ne consentono il passaggio in botte e lunghi affinamenti.
IL CATARRATTO
Vitigno indigeno della Sicilia conosciuto da tempo immemorabile. Coltivato in tutta l’isola siciliana e sull’Etna dove concorre alla costituzione del vino Etna bianco in misura massima del 40%. Vinificato in purezza ha un colore giallo paglierino che tende al dorato. L'impianto olfattivo è fruttato e leggermente floreale, con profumi di caprifoglio e agrumi, limone in particolare, su un fondo di erbe aromatiche.
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ETNA BIANCO DOC 2015
Prodotto ad alta quota sulle pendici del vulcano Etna, con uve autoctone Carricante e Catarratto. I terreni lavici donano mineralità alle uve e il clima dalle forti escursioni termiche regala al vino profumi raffinati e freschezza.
L'OLIO
Secondo il mito, la prima regione italiana a ricevere l’albero sacro dalla Grecia fu la Sicilia grazie ad Aristeo, figlio di Apollo, che ne introdusse la coltivazione e insegnò alle popolazioni locali come ricavare l’olio dalle olive. L’introduzione dell’olivo nella zona orientale della Sicilia è avvenuto intorno al II millennio a.C., ad opera dei Fenici e dei Greci. In questo areale, la presenza del vulcano Etna, con le sue manifestazioni eruttive, ha alimentato il mito di questa coltura: il Ciclope Polifemo, personificazione dell’Etna con il suo occhio iniettato di fuoco, viene accecato da Ulisse con un tronco di olivo.
Gli olivi sostituiscono gli agrumi verso i 250, 300 metri di altitudine e si arrampicano addirittura fino a 1000 metri. Le tradizionali sistemazioni a terrazze e i muretti a secco in pietra lavica segnano in modo inconfondibile il paesaggio del territorio che circonda il vulcano Etna. In questa area è diffusa la coltivazione dell'ulivo da cui si ricava l'olio extra vergine di oliva Monte Etna DOP ottenuto dalla varietà di olivo «Nocellara Etnea» presente negli oliveti in misura non inferiore al 65%. Possono concorrere le varietà presenti nella zona, la «Moresca», la «Tonda Iblea», la «Ogliarola Messinese», la «Biancolilla», la «Brandofino» e «L'Olivo di Castiglione», in percentuali variabili e fino al limite massimo del 35%.
NOCELLARA ETNEA
Diffusa soprattutto sui versanti catanesi e messinesi del monte Etna. Si riscontra anche nelle province di Enna, Siracusa e Ragusa. E’ conosciuta con numerosi sinonimi, tra i quali, assumono particolare significato quello di “Verdese” nel Ragusano, “Zaituna” e “Marmorigna” nel Catanese. È una pianta di elevata vigoria con portamento assurgente, di elevata produttività ed elevata alternanza. Le drupe hanno la polpa spessa, di media consistenza e di qualità pregiata, con un rapporto polpa/nocciolo pari a 6.
Il frutto può superare i 6 grammi ed è di forma ellittica con apice appuntito. Si utilizza prevalentemente per produrre olive da mensa, ma anche olio. La resa in olio è buona e può raggiungere il 18-20%. Sotto l’aspetto organolettico produce oli con fruttato medio-intenso, amaro e piccante medio, a volte intenso. Di norma ha sensazioni di cardo o di carciofo e, talora, di mandorla o d’erba.
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NOCELLARA DELL'ETNA
Il Monte Etna DOP Si ottiene raccogliendo a mano le olive e spremendole a freddo ed è prodotto sulle pendici del vulcano, a 700 mt s.l.m. Ha colore giallo oro con riflessi verdi; l'odore è fruttato leggero. Al gusto si presenta erbaceo, fresco, con sentori di carciofo, pomodoro verde, talvolta con note di mandorla fresca a basso contenuto di acidità, gustoso e profumato.

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